Scatti nati da un’anima silenziosa e incantata dalla natura. Chiarore nella forma e attenzione per le piccole cose.

Riccardo Varini, fotografo reggiano già noto al pubblico europeo, inaugura in questi giorni una collettiva di fotografia a Berlino che rimarrà aperta fino a novembre. “Soul Whispers” il titolo della mostra che vedrà esporre sei artisti di tutto il mondo, fra cui Varini che porta quattordici opere  provenienti essenzialmente da un lavoro di ricerca durato trent’anni.

E’ la prima volta del fotografo in Germania e molto probabilmente l’esposizione proseguirà per altri luoghi oggi vivissimi come Barcellona, Parigi e Hong Kong.

“E’ molto importante, racconta l’artista, passare da centri culturali così fervidi come Berlino, oggi”. In ambito fotografico, questo paese ha sviluppato una cultura “matura”, per cui è stimolante poter avere contatti in luoghi come questi.

Riccardo Varini, a dispetto della sua fama, che sta diventando sempre più internazionale, anche grazie alla prossima partecipazione ad un Simposio sul “Pensare per Immagini” ispirato all’opera di Luigi Ghirri e organizzato da esperti di oltremanica, ha la capacità di rimanere se stesso, nella sua fotografia semplice e così disarmante, ma anche nella vita.

All’estero porta un’immagine dell’Emilia e dell’Italia molto vera fin nell’intimo della sua quotidianità, sicuramente ispirata al suo maestro Ghirri. Tuttavia non è quello il suo vero scopo. E’ la “geografia dell’anima” il pensiero che sta più caro all’artista, la possibilità di ispirare al suo osservatore un momento di sospensione all’interno della velocità del nostro mondo. La zona dell’anima che Varini riesce a rendere, con i suoi scatti lievi e suggestivi (quasi un dipinto che si volge scatto dopo scatto), è quella del silenzio, del perdersi nell’infinito quasi leopardiano. Le linee orizzontali e piatte della sua terra natale ne sono rappresentazione quasi per caso più che per elezione. “Ho un grandissimo attaccamento alla mia terra, è la mia vita”; è lì che ha appreso, fin da bambino, quell’amore per la natura nella sua quotidianità che poi emerge dai suoi scatti. “La terra d’origine ha influenzato la mia anima”. Ma il paesaggio non è esteriore, se ci si fa caso. Il senso di solitudine, di silenzio, di meditazione e di vuoto che si trova nelle sue opere è frutto di uno scenario che il fotografo ha già dentro di sè. Nel fotografare l’abitabilità del suo mondo, l’umanità di quello che lo circonda, Riccardo Varini trova, come se fosse stato scelto lui stesso dal paesaggio, lo scorcio che realizza il pensiero che già aveva in mente. Il soggetto del suo fotografare non è così rilevante, nè tanto meno stucchevole,  e difatti molto spesso è piccolo, perso in mezzo a tanto spazio sospeso. “Cerco di stimolare il sogno, non cerco cose eccezionali”. Il sogno vive e si nutre in lui del quotidiano, perchè infondo c’è sempre qualcosa di bello e leggero da raccontare nella nostra vita, anche nelle situazioni più normali, basta saper guardare. Detta con parole moderne, Varini è un fotografo dello “Slow”, del ritrovare la bellezza nell’attimo che altrimenti perdiamo in mezzo a tanta confusione.

Il suo lavoro non è nostalgico, tuttavia. Ora l’impegno va su un altro capitolo di ricerca da portare a conclusione e che è incentrato sulle stanze, introducendo la solitudine delle persone.

Pensando al futuro, il fotografo reggiano spera moltissimo anche nell’interdisciplinarità che può essere legame fra fotografia, scrittura e altre forme di cultura.

Ancora una volta la pianura padana è riuscita a farsi scorgere, al di là dell’atmosfera stanca delle sue terre nebbiose, per portare all’esterno una veracità e un’umanità che hanno nella loro autenticità di valori la forza che ci apprezzano e, talvolta, anche invidiano.