Qualcuno ancora frequenta l’Arte inutile della Poesia, in tempi sospesi su montagne di spazzatura e di vacuità, l’uomo dell’Assenza vaglia con antica sapienza il dettaglio infinitesimale che soltanto l’occhio allenato al significante può percepire.

Riccardo Varini è un Poeta. Un poeta dell’assenza . Il suo è un lavoro di sottrazione, di meditazione zen. 

Riccardo sovrappone il passato, il presente ed il futuro di un luogo sulla pellicola del tempo, ricavandone una nuova visione del tutto personale ed inimitabile, non per meri fattori tecnici o noiose disquisizioni estetiche. Varini  si colloca egli stesso in un Tempo Sospeso. 

La sua Visione Immobile in realtà è in continuo movimento, come il frame della macchina da presa, strato su strato la scansione dei tempi rende ai luoghi la memoria di ogni passaggio temporale. 

Il chiarore che brucia i mezzi toni in verità non esiste. Esistono  infinite texture e tonalità, mezzi tinti che provengono da luoghi e tempi  differenti che il suo minuzioso lavoro di trascrizione sedimentano sul cotone, donando allo spettatore la gioia di capire, di godere nel medesimo modo del creatore, partecipando a se stesso ed agli altri la scoperta. 

Il luogo incantato dove un albero disegna le sue radici nella struttura del cielo ed in quella della terra al medesimo modo e nel medesimo istante. 

Il paesaggio inventato, ritorna naturale, come in un film il campo lungo restituisce la profondità, la struttura precisa dell’architettura segreta  che l’occhio del Poeta sa scovare nel regno dei mezzi toni e del contrasto. 

Il senso di una pace profonda tanto a lungo ricercata da sembrare irraggiungibile, e forse lo è per gli spiriti ardenti che popolano le strade oggi,  ci viene restituita così, di getto, nel silenzio che ci fa riconciliare con noi stessi e con gli altri. 

Varini frequenta questo silenzio con pudica sapienza, l’Assenza è un modo interiore di accostarsi con rispetto al paesaggio, spesso violentato da tentativi di interpretazione stilistica sin troppo tecnici ed esasperanti. Riccardo questo lo sa bene, e ce lo trasmette: il Rispetto. 

Il rispetto per il dono che gli viene offerto e che egli, da uomo generoso qual’è, ci restituisce intatto, filtrato dalla sua particolarissima sensibilità di Poeta ed Artista. 

La composizione ed il taglio rammentano la dottrina zen, sottraggono l’ansia spettacolare, il bisogno di stupire, di rendere violenza all’occhio fragile dello spettatore, la tentazione atavica della sopraffazione; restituiscono alla realtà i suoi tempi naturali, lo scorrere del tempo in armonia con quello delle acque, la ricchezza della contemplazione in rapporto con la fissità apparente dei luoghi. 

La struttura intima del paesaggio si dipana in una filigrana sottile che avvolge ogni aspetto della composizione, laddove il soggetto non è il centro dello sguardo, l’evento immutabile che catalizza la scena. 

L’assenza è densa di parole silenziose, di frecce che trovano da sole il loro bersaglio, di rumori naturali come lo schianto del legno, sotto l’azione del gelo e del sole. Cerchi concentrici ci avvolgono come in una pratica ipnotica, lo spirito si acquieta come nell’atto della preghiera, la Poesia dell’Assenza ridona la Pace, forse il bene perduto più prezioso in questo mondo caotico e contrastante, il cui frastuono nulla può contro il semplice miracolo di un albero che affonda le sue radici nel cuore del mondo. 

Varini che è uomo di profonde intuizioni lo sa, per questo tace, per questo ci restituisce intatto il detto: Il silenzio è d’Oro.

Antonio  Contiero 

Antonio Contiero già collaboratore di Battiato, è fotografo, scrittore, esperto di cultura ebraica e di Cabala, di stampe medievali, di carte artistiche ed è stato collaboratore con  Luigi Ghirri nella stampa fotografica.